Voglio fare un resoconto della mia giornata tipo, delle osservazioni e riflessioni che mi sorgono spontanee allorché, al sorgere di ogni giorno, mi si ripresenta davanti lo stesso scenario.
Entrata in laboratorio avverto il caratteristico odore di solventi e reagenti, un miscuglio di esalazioni tossiche: meglio evitare di aprire armadi e frigoriferi, se non è necessario, e comunque non prima di aver preso una boccata d'aria "pulita", quanto basta per trattenerla finché siamo troppo vicini. E poi il freddo. Gli spifferi che, passando attraverso le fessure delle finestre dell'anteguerra, sibilano e congelano l'atmosfera, mentre quando piove abbiamo il raro privilegio di poter sentire la pioggia che cade su un pavimento interno.
Ancora non è arrivato quasi nessuno in dipartimento, il laboratorio accanto è buio e deserto, quasi fosse circondato da un'aura di sacralità e immobilità, mentre il nostro già brulica di attività: siamo almeno in quattro.
Costretta a stare in un medesimo ambiente per otto ore al giorno sembra come lavorare, però ancora con scarsa autonomia sia per mancanza di esperienza che per questioni di sicurezza e responsabilità. Se dovessi descrivere le impressioni dei miei primi mesi trascorsi là dentro non saprei da dove cominciare.
Le mie prime sensazioni erano di un ambiente sociale animato da arrivismo e ipocrisia, in cui la sicurezza e la professionalità sembravano quasi più ostentate che caratterizzanti, chissà per dimostrare cosa e a chi. Mi sono resa conto che non è facile trovare persone veramente in gamba eppure semplici, dotate di uno straordinario senso umano. Credere poi che gli altri la pensino come noi si rivela puntualmente una delle convinzioni più errate.
Molti fanno parte di un'ampia fascia di persone mediocri che non vedono più in là del proprio naso, quasi in senso letterale.. Si proclamano anziché mettersi in ascolto degli altri che, con loro, condividono lo stesso ambiente, così si assiste al realizzarsi di reciproche e continue incomprensioni, per poi pranzare e scherzare con le stesse persone di cui parlano alle spalle. Comincio a pensare che anche in questo ci sia un certo equilibro, perché la cosa è più o meno reciproca per tutti, per cui non possono non andare d'accordo persone di simile concezione morale.
Ad oggi, dopo aver spostato la mia attenzione dalle mie paure ai miei punti di forza ed aver accettato le imperfezioni degli altri, sto guardando con occhi diversi la stessa realtà in evoluzione. Le persone che raggiungono i propri traguardi e magari tornano a sorridere, che affrontano periodi meno stressanti e comprendono che in fondo il mondo non cadrà per i loro piccoli problemi, sono le stesse persone che possono farti arrabbiare o sorridere, ferirti o aiutarti, ma in ogni caso ho scoperto che dipende primariamente da come recepiamo i momenti di interazione sociale, da come guardiamo le persone, se con paura, rispetto, riverenza, amicizia, consapevolezza o indifferenza. In genere le persone hanno bisogno di conferme, sia per intavolare trattative che per mandare avanti un progetto o concluderlo, per organizzare qualunque attività coinvolga altre persone, fosse anche di carattere ludico-ricreativo. Per cui hanno bisogno di supporto e di qualcuno che li comprenda e condivida almeno una parte del loro modo di vedere le cose, così sono disposti ad accettare qualcos'altro. Sembra strano ma valutiamo continuamente i pro e i contro di ogni cosa, per cercare di agire al meglio e non vivere in modo disorganizzato; sebbene la nostra mente tenda all'entropia noi cerchiamo di inschedarla in schemi perfetti o che ci sembrano tali e così andiamo avanti. Giorno dopo giorno passano gli anni e ci ritroviamo ogni anno ad un diverso punto di partenza per un nuovo cammino da intraprendere, fosse anche nello stesso ambiente, con le stesse persone, fosse anche il lavoro ripetitivo di un fabbro, ma ogni colpo non è mai uguale al precedente, così come ogni passo va sempre scelto e bisogna volerlo per compierlo.
Così io scelgo di prendere in modo positivo la vita e quello che essa mi offre, che è molto più di quanto avrei potuto immaginare. Mi è stato detto di non lamentarmi mai, di svolgere il mio lavoro con dedizione e concentrazione, senza perdere di vista l'obiettivo e pensando che ogni giorno non si ripeterà, che non ci saranno due giorni uguali, perché tutto evolve e si consuma, si trasforma come risultato dell'interazione con l'universo di cui fa parte.
Questa per me è stata una grande (ri)scoperta, perché mi consente di ragionare in una prospettiva più ampia e andare oltre alle cose, leggere oltre le righe come attraverso l'esteriorità e l'apparenza delle persone, consentendomi di metterle a nudo guardando nei loro occhi e dare loro fiducia, accettandole per quello che sono al di là della loro apparenza. Le persone sono tutte estremamente diverse e le generalizzazioni sono sbagliate e riduttive, fanno parte di un atteggiamento superficiale a cui tutti nella vita possiamo risultare inclini, ma che vorrei non mi fosse proprio giacché appiattiscono le esistenze non considerandole nelle loro molteplici sfaccettature e varietà. Ognuno è come un punto per cui passano infinite direzioni, ma solo una di queste, il nostro corpo, è tridimensionale, mentre noi ci sviluppiamo oltre il limite fisico della nostra esistenza e abbiamo un potenziale indescrivibile che, quando incanalato, riesce a produrre le più alte manifestazioni di bellezza. Ho scoperto che sorridere alla vita è senz'altro una delle cose più importanti per realizzare i propri sogni e obiettivi, accostata alla perseveranza e all'impegno, nel rispetto della libertà degli altri esseri viventi, tenendo presente che ogni cosa che facciamo ci ritorna indietro.
Forgotten tales
Sono i racconti dimenticati della nostra esistenza, spinta in avanti dal vivere quotidiano...ma che riaffiorano in certi momenti, quando camminando ci capita di calpestare una pietra mal messa...
martedì 31 gennaio 2012
venerdì 1 luglio 2011
Studio in Si minore
Decido di fare silenzio dentro di me,
svuotandomi del turbinìo di emozioni che mi pervadono,
dicendo loro di trovare loco per un po'.
Poi dal silenzio comincia una musica
che mi fa vibrare l'anima
come una corda pizzicata
dalle dita sapienti del suo chitarrista.
Fuori stanno suonando le campane,
il ricordo del ritmo di un tempo antico.
Voglio credere in un mondo diverso,
ridere in faccia alle convenzioni sociali
e al loro armarsi di parole vuote
ripiene di falsità.
Voglio dimenticare.
Faccio una doccia per spegnere la rabbia,
oltre all'acqua lascio che mi scivolino addosso
i brutti ricordi, ho già sprecato troppo tempo
tentando invano di risanarli.
Inutile voler spiegare l'insensato,
futile voler buttare giù un muro ben costruito.
A chi l'ha erto piace giocare a nascondino,
anche quando la conta è finita da un pezzo.
A me non resta che voltarmi e andarmene,
tornare sui miei passi fino a ritrovare
la mia strada lasciata a metà.
Il ritorno lenisce le ferite passate,
di loro restano ormai soltanto
cicatrici che col tempo sbiadiranno.
Comincio a riprendere possesso della mia identità,
a bonificare le paludi della mia esistenza.
Finalmente.
svuotandomi del turbinìo di emozioni che mi pervadono,
dicendo loro di trovare loco per un po'.
Poi dal silenzio comincia una musica
che mi fa vibrare l'anima
come una corda pizzicata
dalle dita sapienti del suo chitarrista.
Fuori stanno suonando le campane,
il ricordo del ritmo di un tempo antico.
Voglio credere in un mondo diverso,
ridere in faccia alle convenzioni sociali
e al loro armarsi di parole vuote
ripiene di falsità.
Voglio dimenticare.
Faccio una doccia per spegnere la rabbia,
oltre all'acqua lascio che mi scivolino addosso
i brutti ricordi, ho già sprecato troppo tempo
tentando invano di risanarli.
Inutile voler spiegare l'insensato,
futile voler buttare giù un muro ben costruito.
A chi l'ha erto piace giocare a nascondino,
anche quando la conta è finita da un pezzo.
A me non resta che voltarmi e andarmene,
tornare sui miei passi fino a ritrovare
la mia strada lasciata a metà.
Il ritorno lenisce le ferite passate,
di loro restano ormai soltanto
cicatrici che col tempo sbiadiranno.
Comincio a riprendere possesso della mia identità,
a bonificare le paludi della mia esistenza.
Finalmente.
giovedì 30 giugno 2011
L'opportunità
Io non penso di essere migliore degli altri, anzi tendo a valorizzare molto le qualità e le capacità altrui, cerco di pormi in atteggiamento semplice per guardare nel profondo delle persone, perché quello che è in superficie spesso non rispecchia la profondità dell'animo umano, anche se ne è un riflesso importante.
Anche se sembra di conoscere a fondo una persona non si conoscerà mai veramente...ormai anche il più piccolo gesto sembra essere diventato vuoto e insensato.
Mi dispiace infinitamente di come sono andate certe cose, vorrei tanto tornare indietro nel tempo e cambiare il corso degli eventi, stroncare l'opportunismo altrui e riprendermi la mia libertà, vorrei essere stata più forte anziché stupidamente sensibile, vorrei non aver mai conosciuto chi mi ha fatto soffrire tanto, perché una delle cose per me più belle al mondo è diventato per me motivo di sofferenza e delusione..non mi era mai capitato di essere presa così per i fondelli da parte di persone a cui tenevo moltissimo.
Sicuramente ho sbagliato anch'io, perché quando nascono delle incomprensioni la colpa non è mai da una parte sola: le persone vanno d'accordo se decidono di volerlo, a seconda di come si pongono l'una nei confronti dell'altra. Se poi si vogliono i rapporti esclusivi allora gli altri si preparino ad essere tagliati miseramente fuori, ma quando si erge un muro soffre tanto chi è dentro quanto chi è fuori. Questo è certo.
La mia voglia di riconciliazione in certi momenti supera lo sconforto, mentre la rabbia ha ora lasciato spazio alla delusione...nonostante tutto non potrò mai essere arrabbiata perché voglio ostinarmi a vedere ancora del buono in nome di quello che c'è stato (avrò forse immaginato tutto quanto?). Riconosco la mia parte di colpa, ma anche gli altri devono riconoscere la propria, affinché sia possibile un riavvicinamento è imprescindibile che ci sia reciprocità in questo.
A volte sento un'irrefrenabile voglia di scagliare loro addosso tutto quello che sento dentro, altre volte la voglia di esplodere lascia spazio al disincanto e al silenzio. Basta così poco per modificare irreversibilmente il corso degli eventi, che poi sembrano susseguirsi in modo inarrestabile...inutile voler stroncare certe malsane concezioni, la misera tendenza all'esclusività. Poi se ne sconta la pena.
Quello che mi resta è sfruttare l'opportunità di esserne venuta fuori per aprirmi a nuove prospettive, chissà che il destino non voglia farci ritrovare. Per adesso tiro un sospiro liberatorio e, superato il rammarico del lato umano, mi rendo conto che quella cosa, ormai diventata malsana, mi avrebbe portato alla rovina, ad essere una persona diversa da quella che realmente sono, peggiore forse, più inconcludente od ottusa. Se c'è da fare un compromesso deve valerne la pena, generalmente è scomodo perché non dipende da noi. Ma se si vuole ottenere qualcosa lo si deve accettare, senza però dargli spago..facciamo capire ai nostri pensieri chi comanda e smettiamola di agire in modo primitivo ed istintuale. Intanto mi godo questa opportunità, la possibilità di ricominciare a indossare le mie scarpe, pur mantenendo una visione multiprospettica, mentre il primo passo è senza dubbio perdonare se stessi e ricominciare, aprendo la mente.
Anche se sembra di conoscere a fondo una persona non si conoscerà mai veramente...ormai anche il più piccolo gesto sembra essere diventato vuoto e insensato.
Mi dispiace infinitamente di come sono andate certe cose, vorrei tanto tornare indietro nel tempo e cambiare il corso degli eventi, stroncare l'opportunismo altrui e riprendermi la mia libertà, vorrei essere stata più forte anziché stupidamente sensibile, vorrei non aver mai conosciuto chi mi ha fatto soffrire tanto, perché una delle cose per me più belle al mondo è diventato per me motivo di sofferenza e delusione..non mi era mai capitato di essere presa così per i fondelli da parte di persone a cui tenevo moltissimo.
Sicuramente ho sbagliato anch'io, perché quando nascono delle incomprensioni la colpa non è mai da una parte sola: le persone vanno d'accordo se decidono di volerlo, a seconda di come si pongono l'una nei confronti dell'altra. Se poi si vogliono i rapporti esclusivi allora gli altri si preparino ad essere tagliati miseramente fuori, ma quando si erge un muro soffre tanto chi è dentro quanto chi è fuori. Questo è certo.
La mia voglia di riconciliazione in certi momenti supera lo sconforto, mentre la rabbia ha ora lasciato spazio alla delusione...nonostante tutto non potrò mai essere arrabbiata perché voglio ostinarmi a vedere ancora del buono in nome di quello che c'è stato (avrò forse immaginato tutto quanto?). Riconosco la mia parte di colpa, ma anche gli altri devono riconoscere la propria, affinché sia possibile un riavvicinamento è imprescindibile che ci sia reciprocità in questo.
A volte sento un'irrefrenabile voglia di scagliare loro addosso tutto quello che sento dentro, altre volte la voglia di esplodere lascia spazio al disincanto e al silenzio. Basta così poco per modificare irreversibilmente il corso degli eventi, che poi sembrano susseguirsi in modo inarrestabile...inutile voler stroncare certe malsane concezioni, la misera tendenza all'esclusività. Poi se ne sconta la pena.
Quello che mi resta è sfruttare l'opportunità di esserne venuta fuori per aprirmi a nuove prospettive, chissà che il destino non voglia farci ritrovare. Per adesso tiro un sospiro liberatorio e, superato il rammarico del lato umano, mi rendo conto che quella cosa, ormai diventata malsana, mi avrebbe portato alla rovina, ad essere una persona diversa da quella che realmente sono, peggiore forse, più inconcludente od ottusa. Se c'è da fare un compromesso deve valerne la pena, generalmente è scomodo perché non dipende da noi. Ma se si vuole ottenere qualcosa lo si deve accettare, senza però dargli spago..facciamo capire ai nostri pensieri chi comanda e smettiamola di agire in modo primitivo ed istintuale. Intanto mi godo questa opportunità, la possibilità di ricominciare a indossare le mie scarpe, pur mantenendo una visione multiprospettica, mentre il primo passo è senza dubbio perdonare se stessi e ricominciare, aprendo la mente.
domenica 1 maggio 2011
Awareness
Molte volte ho aspettato che la felicità venisse da me, cercando di riconoscerla in uno sguardo o in un sorriso..invano. È come cercare di afferrare il vento e tutti gli sforzi risultano vani. È inutile sprecare del tempo dietro a queste chimere, la felicità non si trova negli altri, ma dentro di me.
Quello che vedo negli altri è il riflesso della mia armonia interiore che si ripercuote nel mondo circostante e come un'onda s'infrange sugli scogli, modellandoli a poco a poco...e tutto assume un aspetto diverso solo grazie a me che sono la prima ad essere proprio così come voglio che siano gli altri.
Allora cambia lo sguardo verso il mondo esterno, cambiano gli orizzonti e le prospettive, tutto è più bello in relazione al mio modo di rapportarmi alle cose che mi circondano. Prima a fatica vedevo più in là del mio naso, ora che ho imparato a domare i miei sentimenti e affrontare le mie paure non fuggo più di fronte alle prove né cerco modi di aggirarle. Le affronto a testa alta, forte della consapevolezza di dare sempre il massimo, così da non avere rimpianti comunque vadano le cose. E le prove stesse della vita, grandi o piccole che siano, mi sembreranno finite perché ho imparato a misurarle e a definirne i contorni, sapendo andare oltre, proiettata verso un fine sempre più grande della prova stessa. Perché sbeffeggiando le mie paure procedo un passo alla volta mettendo punti fermi uno dopo l'altro..a voler fare grandi salti si creano solo tanti buchi e poi una volta o l'altra saltiamo nel vuoto. È difficile poi riprendere tutto dall'inizio, ma imprescindibile. Spero di saper fare le scelte giuste al momento giusto, in modo da vivere serenamente e non perdere le mie certezze.
Sì perché ogni persona ne ha bisogno, senza rigore non si costruisce nulla e senza perseveranza non si va molto lontano, anche le persone apparentemente più forti hanno i loro punti deboli e le loro fragilità. I momenti in cui sono messa a dura prova sono alla fine quelli che mi aiutano a crescere di più, che mi fanno maturare una maggiore consapevolezza. Anche se non è sempre facile affrontarli, richiedono una buona dose di convinzione e tanta fatica, come tutte le cose.
Quello che vedo negli altri è il riflesso della mia armonia interiore che si ripercuote nel mondo circostante e come un'onda s'infrange sugli scogli, modellandoli a poco a poco...e tutto assume un aspetto diverso solo grazie a me che sono la prima ad essere proprio così come voglio che siano gli altri.
Allora cambia lo sguardo verso il mondo esterno, cambiano gli orizzonti e le prospettive, tutto è più bello in relazione al mio modo di rapportarmi alle cose che mi circondano. Prima a fatica vedevo più in là del mio naso, ora che ho imparato a domare i miei sentimenti e affrontare le mie paure non fuggo più di fronte alle prove né cerco modi di aggirarle. Le affronto a testa alta, forte della consapevolezza di dare sempre il massimo, così da non avere rimpianti comunque vadano le cose. E le prove stesse della vita, grandi o piccole che siano, mi sembreranno finite perché ho imparato a misurarle e a definirne i contorni, sapendo andare oltre, proiettata verso un fine sempre più grande della prova stessa. Perché sbeffeggiando le mie paure procedo un passo alla volta mettendo punti fermi uno dopo l'altro..a voler fare grandi salti si creano solo tanti buchi e poi una volta o l'altra saltiamo nel vuoto. È difficile poi riprendere tutto dall'inizio, ma imprescindibile. Spero di saper fare le scelte giuste al momento giusto, in modo da vivere serenamente e non perdere le mie certezze.
Sì perché ogni persona ne ha bisogno, senza rigore non si costruisce nulla e senza perseveranza non si va molto lontano, anche le persone apparentemente più forti hanno i loro punti deboli e le loro fragilità. I momenti in cui sono messa a dura prova sono alla fine quelli che mi aiutano a crescere di più, che mi fanno maturare una maggiore consapevolezza. Anche se non è sempre facile affrontarli, richiedono una buona dose di convinzione e tanta fatica, come tutte le cose.
sabato 2 aprile 2011
Thud
Un colpo sordo, dal nulla, che mi fa sobbalzare...catapultata fuori dalla mia realtà sbatto la testa su qualcosa di duro che mi fa male....forse ho sbagliato i calcoli...
Mi siedo e percepisco con amarezza la solitudine di questo soffocante pomeriggio primaverile. È impossibile ragionare in questo silenzio traboccante di angoscia, mi viene voglia di urlare per dargli una voce...i vicini forse non sono d'accordo. Allora resto un po' in silenzio e provo a sintonizzarmi con la frequenza del mio battito, calmando il respiro.
Ricomincio a ragionare mettendo in fila i frammenti stracciati della mia esistenza disgregata. Non avevo immaginato tante cose.
Da molti mesi non piango, avevo detto addio all'ultima lacrima dicendo che non avevo più bisogno di lei. Eppure eccola scendere senza preavviso sulla mia guancia, non è sola ovviamente. Nonostante ripeta a me stessa di non abbattermi perché non ho motivazioni sufficienti mi sento colma di una infinita tristezza.
Dopo averla trattenuta per un po' riesco a lasciarla andare. Allora tiro un sospiro di sollievo e, alleggerita, riprendo la mia vita quotidiana.
Mi siedo e percepisco con amarezza la solitudine di questo soffocante pomeriggio primaverile. È impossibile ragionare in questo silenzio traboccante di angoscia, mi viene voglia di urlare per dargli una voce...i vicini forse non sono d'accordo. Allora resto un po' in silenzio e provo a sintonizzarmi con la frequenza del mio battito, calmando il respiro.
Ricomincio a ragionare mettendo in fila i frammenti stracciati della mia esistenza disgregata. Non avevo immaginato tante cose.
Da molti mesi non piango, avevo detto addio all'ultima lacrima dicendo che non avevo più bisogno di lei. Eppure eccola scendere senza preavviso sulla mia guancia, non è sola ovviamente. Nonostante ripeta a me stessa di non abbattermi perché non ho motivazioni sufficienti mi sento colma di una infinita tristezza.
Dopo averla trattenuta per un po' riesco a lasciarla andare. Allora tiro un sospiro di sollievo e, alleggerita, riprendo la mia vita quotidiana.
mercoledì 23 marzo 2011
La tela
Mi è capitato di sentirmi sola in mezzo alla gente, persone che fingono di non vederti, anche se tu le guardi, magari sorridi loro e più di una volta tenti uno scambio di battute che però fallisce alle prime parole, fondendosi nel chiacchiericcio di sottofondo. È stata la conseguenza di un periodo di "ritiro dalla vita pubblica" per dedicarmi alla meditazione privata di alcune questioni fondamentali, prima fra tutte la definizione delle priorità.
Ma se il silenzio è interpretato come assenza/inesistenza, allora non voglio più parlare, per scoprire chi mi ama veramente, che non si fermerà al solo sentirmi, ma adopererà tutti i sensi per cercarmi, si porrà in ascolto per sentire le mie vibrazioni, osserverà i miei gesti e capirà tutto quanto, e come sempre troverà il modo migliore per aiutarmi.
È incredibile che certe persone possano avere una visione così diversa da noi delle stesse cose, nonostante sembra che abbiamo un filo in comune..eppure un filo ci dev'essere, altrimenti non avremmo avuto modo di incontrarci nell'arco di una vita..
Certo, avere un solo filo in comune non implica molto, se quello che c'è di mezzo non viene ampliato è ben poco e con il passare del tempo il filo può anche logorarsi e perfino spezzarsi..tutto sta a vedere su cosa è costruito quel poco che viene condiviso. Se è basato sul nulla e rafforzato dall'ipocrisia durerà ben poco, sebbene abbia una discreta apparenza. E così spesso finisce che, se non coltiviamo i giusti rapporti, finiamo per intessere una tela piena di buchi..buchi in cui rischiamo di cadere, se ci eravamo affezionati troppo a una persona sbagliata e ci eravamo affidati troppo al suo filo...nel momento in cui si spezza restiamo sconfitti e delusi, increduli e pieni di rammarico.
Per non sentirci mai soli occorre tenere strette le nostre certezze e circondarci di persone con cui abbiamo in comune qualcosa di solido, può essere anche un filo soltanto della nostra esistenza, purché resistente.
Ma se il silenzio è interpretato come assenza/inesistenza, allora non voglio più parlare, per scoprire chi mi ama veramente, che non si fermerà al solo sentirmi, ma adopererà tutti i sensi per cercarmi, si porrà in ascolto per sentire le mie vibrazioni, osserverà i miei gesti e capirà tutto quanto, e come sempre troverà il modo migliore per aiutarmi.
È incredibile che certe persone possano avere una visione così diversa da noi delle stesse cose, nonostante sembra che abbiamo un filo in comune..eppure un filo ci dev'essere, altrimenti non avremmo avuto modo di incontrarci nell'arco di una vita..
Certo, avere un solo filo in comune non implica molto, se quello che c'è di mezzo non viene ampliato è ben poco e con il passare del tempo il filo può anche logorarsi e perfino spezzarsi..tutto sta a vedere su cosa è costruito quel poco che viene condiviso. Se è basato sul nulla e rafforzato dall'ipocrisia durerà ben poco, sebbene abbia una discreta apparenza. E così spesso finisce che, se non coltiviamo i giusti rapporti, finiamo per intessere una tela piena di buchi..buchi in cui rischiamo di cadere, se ci eravamo affezionati troppo a una persona sbagliata e ci eravamo affidati troppo al suo filo...nel momento in cui si spezza restiamo sconfitti e delusi, increduli e pieni di rammarico.
Per non sentirci mai soli occorre tenere strette le nostre certezze e circondarci di persone con cui abbiamo in comune qualcosa di solido, può essere anche un filo soltanto della nostra esistenza, purché resistente.
martedì 8 febbraio 2011
Come gestire le situazioni
Nella vita occorre imparare a non fidarsi perché l'ingenuità è vittima dell'opportunismo, prima velato e poi sfacciato, di chi si inserisce nella tua esistenza facendo finta di niente, facendoti illudere della sua sincerità, per poi essere il primo a puntarti il dito contro e accusarti di colpe non tue, rifare su di te la sua rabbia, il suo orgoglio ed i suoi sbagli, fingendo di comprenderti e stimarti, per poi appena può mandare tutto in una gran nuvola di fumo. Non mi aspettavo che andasse a finire così..è il prezzo della sincerità, perché dire la verità non sempre si rivela essere la cosa più diplomatica, specialmente con chi non è in grado di prenderla nel modo giusto. Chi non condivide la tua profonda visione delle cose non è in grado di sostenere la sincerità, anzi ne resta stupito e appena può se ne distacca allontanandosi dalla tua vita con la stessa indifferenza con cui c'era entrato.
E io resto perplessa in un triangolo di ostilità ormai troppo stretto, che rifuggo cercando altri lidi e nuove speranze, nuova gente che mi somigli di più e con cui la condivisione si faccia sincera senza mai valicare il limite del rispetto, mantenendo quel tanto di distacco necessario affinché la cosa non degeneri e si mantenga sana, proprio com'era iniziata. È così che si impara ad imparare dai propri errori. Un'altra cosa importante è non aver paura di fare quello che riteniamo essere giusto e conforme al nostro modo di essere, ma perseguirlo sempre, nel bene e nel male, senza preoccuparsi dell'approvazione altrui, onde evitare di vivere una vita all'ombra degli altri per poi rendersi conto che non rispecchiava la nostra identità. Diventa quindi cruciale in un contesto pieno di contraddizioni e di insicurezze la nostra serenità e certezza interiori, che non dobbiamo permettere a nessuno di scalfire.
E io resto perplessa in un triangolo di ostilità ormai troppo stretto, che rifuggo cercando altri lidi e nuove speranze, nuova gente che mi somigli di più e con cui la condivisione si faccia sincera senza mai valicare il limite del rispetto, mantenendo quel tanto di distacco necessario affinché la cosa non degeneri e si mantenga sana, proprio com'era iniziata. È così che si impara ad imparare dai propri errori. Un'altra cosa importante è non aver paura di fare quello che riteniamo essere giusto e conforme al nostro modo di essere, ma perseguirlo sempre, nel bene e nel male, senza preoccuparsi dell'approvazione altrui, onde evitare di vivere una vita all'ombra degli altri per poi rendersi conto che non rispecchiava la nostra identità. Diventa quindi cruciale in un contesto pieno di contraddizioni e di insicurezze la nostra serenità e certezza interiori, che non dobbiamo permettere a nessuno di scalfire.
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