Non so a quanti capiti di sperimentare il senso di estraneità a questo mondo, che sembra non appartenerci e in cui non ci riconosciamo...restandone fuori ci scorre davanti come un film, con i suoi alti e bassi, con le sue passioni, la sua razionalità, la sua cecità, il suo orgoglio ed i suoi sbagli, i suoi idoli e le sue paure, il suo respiro affannoso ed i suoi profondi silenzi...la sua stupidità e la sua ipocrisia, i suoi sguardi innocenti e poi colpevoli, la sua corruzione e l'agognata perfezione, maschera di audace inganno.
Gli occhi che hanno registrato una vita intera ora fissano il nulla e lo sguardo immobile sul vuoto più profondo concede una pausa dalla propria esistenza.
Guardando in uno specchio non si riconosce più come il proprio il riflesso, ora è solo un'immagine di un volto misconosciuto...Chi può dire se non sia più vero quel riflesso (in cui non ci riconosciamo) di noi stessi? Se stiamo perdendo l'essenziale e ci stiamo svuotando come una zucca marcescente chi può farci tornare indietro nel punto in cui ha avuto inizio il declino?
Andando avanti non ci siamo resi conto che giorno dopo giorno stavamo perdendo una parte di noi; e così abbiamo iniziato a fare delle scelte che non sentivamo nostre ma che tali apparivano ai nostri occhi. Finché non siamo diventati così ciechi da sbattere contro un muro senza saperne il perché, per poi tentare di rinvenirci dallo stordimento e cercare le ragioni di tutto questo, con lo sforzo di capire come possiamo essere tornati indietro pur credendo di andare avanti. Ma alla fine non riusciamo a cogliere un bel nulla e la scelta più semplice è quella di continuare ad andare alla cieca sperando di non sbattere ancora la testa (perché si sa, la verità fa male). La via da seguire è però un'altra: quella di aprire gli occhi alla realtà e carpire il senso di tutto, sentirlo battere nel nostro petto così forte da scuoterci e sconvolgerci, per poi abbandonarci allo sconforto, al pianto, alla disperazione...ma solo per l'istante che precede la catarsi. Finalmente guardando la nostra immagine in uno specchio riconosceremmo in lei un riflesso della nostra consapevolezza.
Sono i racconti dimenticati della nostra esistenza, spinta in avanti dal vivere quotidiano...ma che riaffiorano in certi momenti, quando camminando ci capita di calpestare una pietra mal messa...
martedì 28 dicembre 2010
domenica 19 dicembre 2010
Il mondo perduto
Cercare una risposta nel passato, un riscontro nel presente e una volontà da portare avanti, per ritrovare il senso delle cose distorto in modo quasi irriconoscibile.
L'anelito è verso una bellissima illusione costruita ad hoc e la complicità di un mondo che gira attorno al vuoto più profondo scherma ancora di più la nostra consapevolezza, già sepolta sotto il peso di mille castelli di bugie, per evitare che la si incontri per sbaglio. Perché in tal caso ci porrebbe di fronte alle nostre responsabilità e una volta messi davanti alla verità ci troveremmo a scegliere...e non c'è cosa più difficile per degli indecisi. Cullati dalla musica di un concerto che ci stordisce possiamo andare avanti per molto tempo fingendo di non sentire il silenzio che resta quando rimaniamo soli con noi stessi, cosa che riusciamo ad evitare puntualmente. Bisogna invece porsi in ascolto per discernere il sensato dall'insensato, il surreale dalla realtà e cogliere noi stessi in mezzo a questo fracasso assordante.
L'anelito è verso una bellissima illusione costruita ad hoc e la complicità di un mondo che gira attorno al vuoto più profondo scherma ancora di più la nostra consapevolezza, già sepolta sotto il peso di mille castelli di bugie, per evitare che la si incontri per sbaglio. Perché in tal caso ci porrebbe di fronte alle nostre responsabilità e una volta messi davanti alla verità ci troveremmo a scegliere...e non c'è cosa più difficile per degli indecisi. Cullati dalla musica di un concerto che ci stordisce possiamo andare avanti per molto tempo fingendo di non sentire il silenzio che resta quando rimaniamo soli con noi stessi, cosa che riusciamo ad evitare puntualmente. Bisogna invece porsi in ascolto per discernere il sensato dall'insensato, il surreale dalla realtà e cogliere noi stessi in mezzo a questo fracasso assordante.
martedì 16 novembre 2010
Liberazione
C'è qualcosa che hai dentro e non riesci ad esprimere, d'altro canto reprimerlo è frustrante, e arrivi a un punto in cui non riesci a trattenere più nulla...volente o nolente quello che hai dentro prorompe all'esterno....fino a travolgerti.
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