martedì 31 gennaio 2012

Boomerang

Voglio fare un resoconto della mia giornata tipo, delle osservazioni e riflessioni che mi sorgono spontanee allorché, al sorgere di ogni giorno, mi si ripresenta davanti lo stesso scenario.
Entrata in laboratorio avverto il caratteristico odore di solventi e reagenti, un miscuglio di esalazioni tossiche: meglio evitare di aprire armadi e frigoriferi, se non è necessario, e comunque non prima di aver preso una boccata d'aria "pulita", quanto basta per trattenerla finché siamo troppo vicini. E poi il freddo. Gli spifferi che, passando attraverso le fessure delle finestre dell'anteguerra, sibilano e congelano l'atmosfera, mentre quando piove abbiamo il raro privilegio di poter sentire la pioggia che cade su un pavimento interno.
Ancora non è arrivato quasi nessuno in dipartimento, il laboratorio accanto è buio e deserto, quasi fosse circondato da un'aura di sacralità e immobilità, mentre il nostro già brulica di attività: siamo almeno in quattro.
Costretta a stare in un medesimo ambiente per otto ore al giorno sembra come lavorare, però ancora con scarsa autonomia sia per mancanza di esperienza che per questioni di sicurezza e responsabilità. Se dovessi descrivere le impressioni dei miei primi mesi trascorsi là dentro non saprei da dove cominciare.
Le mie prime sensazioni erano di un ambiente sociale animato da arrivismo e ipocrisia, in cui la sicurezza e la professionalità sembravano quasi più ostentate che caratterizzanti, chissà per dimostrare cosa e a chi. Mi sono resa conto che non è facile trovare persone veramente in gamba eppure semplici, dotate di uno straordinario senso umano. Credere poi che gli altri la pensino come noi si rivela puntualmente una delle convinzioni più errate.
Molti fanno parte di un'ampia fascia di persone mediocri che non vedono più in là del proprio naso, quasi in senso letterale.. Si proclamano anziché mettersi in ascolto degli altri che, con loro, condividono lo stesso ambiente, così si assiste al realizzarsi di reciproche e continue incomprensioni, per poi pranzare e scherzare con le stesse persone di cui parlano alle spalle. Comincio a pensare che anche in questo ci sia un certo equilibro, perché la cosa è più o meno reciproca per tutti, per cui non possono non andare d'accordo persone di simile concezione morale.
Ad oggi, dopo aver spostato la mia attenzione dalle mie paure ai miei punti di forza ed aver accettato le imperfezioni degli altri, sto guardando con occhi diversi la stessa realtà in evoluzione. Le persone che raggiungono i propri traguardi e magari tornano a sorridere, che affrontano periodi meno stressanti e comprendono che in fondo il mondo non cadrà per i loro piccoli problemi, sono le stesse persone che possono farti arrabbiare o sorridere, ferirti o aiutarti, ma in ogni caso ho scoperto che dipende primariamente da come recepiamo i momenti di interazione sociale, da come guardiamo le persone, se con paura, rispetto, riverenza, amicizia, consapevolezza o indifferenza. In genere le persone hanno bisogno di conferme, sia per intavolare trattative che per mandare avanti un progetto o concluderlo, per organizzare qualunque attività coinvolga altre persone, fosse anche di carattere ludico-ricreativo. Per cui hanno bisogno di supporto e di qualcuno che li comprenda e condivida almeno una parte del loro modo di vedere le cose, così sono disposti ad accettare qualcos'altro. Sembra strano ma valutiamo continuamente i pro e i contro di ogni cosa, per cercare di agire al meglio e non vivere in modo disorganizzato; sebbene la nostra mente tenda all'entropia noi cerchiamo di inschedarla in schemi perfetti o che ci sembrano tali e così andiamo avanti. Giorno dopo giorno passano gli anni e ci ritroviamo ogni anno ad un diverso punto di partenza per un nuovo cammino da intraprendere, fosse anche nello stesso ambiente, con le stesse persone, fosse anche il lavoro ripetitivo di un fabbro, ma ogni colpo non è mai uguale al precedente, così come ogni passo va sempre scelto e bisogna volerlo per compierlo.
Così io scelgo di prendere in modo positivo la vita e quello che essa mi offre, che è molto più di quanto avrei potuto immaginare. Mi è stato detto di non lamentarmi mai, di svolgere il mio lavoro con dedizione e concentrazione, senza perdere di vista l'obiettivo e pensando che ogni giorno non si ripeterà, che non ci saranno due giorni uguali, perché tutto evolve e si consuma, si trasforma come risultato dell'interazione con l'universo di cui fa parte.
Questa per me è stata una grande (ri)scoperta, perché  mi consente di ragionare in una prospettiva più ampia e andare oltre alle cose, leggere oltre le righe come attraverso l'esteriorità e l'apparenza delle persone, consentendomi di metterle a nudo guardando nei loro occhi e dare loro fiducia, accettandole per quello che sono al di là della loro apparenza. Le persone sono tutte estremamente diverse e le generalizzazioni sono sbagliate e riduttive, fanno parte di un atteggiamento superficiale a cui tutti nella vita possiamo risultare inclini, ma che vorrei non mi fosse proprio giacché appiattiscono le esistenze non considerandole nelle loro molteplici sfaccettature e varietà. Ognuno è come un punto per cui passano infinite direzioni, ma solo una di queste, il nostro corpo, è tridimensionale, mentre noi ci sviluppiamo oltre il limite fisico della nostra esistenza e abbiamo un potenziale indescrivibile che, quando incanalato, riesce a produrre le più alte manifestazioni di bellezza. Ho scoperto che sorridere alla vita è senz'altro una delle cose più importanti per realizzare i propri sogni e obiettivi, accostata alla perseveranza e all'impegno, nel rispetto della libertà degli altri esseri viventi, tenendo presente che ogni cosa che facciamo ci ritorna indietro.